Emigrare NON significa andare in guerra.

Questo è un addendum/appendice/post scriptum ai vari post precedenti. Emigrare non significa andare in guerra!

Quando dico alle persone che incontro che sto andando a vivere in UK, lo dico sempre sorridendo.
Almeno, a me sembra di esprimere il mio entusiasmo.
E anche se non lo esprimessi in quel determinato istante, chi mi conosce sa che ho sempre detto “peste e corna” di questa città. Di conseguenza, con una semplice deduzione logica, si arriva alla conclusione che sono strafelice di spostarmi.

Quello che mi lascia perplessa è la risposta del mio interlocutore: “Oh, ma dai, magari poi torni!” detto con una faccia “da funerale”, come se stessi partendo per una crociata.
Quello che vorrei rispondere (al posto di un politicamente corretto: “Ma io veramente sono felice così!”) sarebbe: “Tiè [gesto delle corna]! ‘Tacci tuoi! Anche no!!!!”

E’ davvero buffo.
Quando inizi a progettare di partire, le persone, anzichè incoraggiarti, iniziano a dirti tutti i “contro”:

  • il tempo fa schifo (falsità)
  • il costo della vita maggiore (falsità)
  • cosa credi ci sia di diverso (tutto?)
  • ma stai qui, che come si sta a casa propria non si sta da nessuna altra parte (blasfemia)

Non fatevi condizionare. Io per un (breve) periodo mi sono lasciata influenzare. Gravissimo errore. Ho solo perso tempo prezioso.

Il mio consiglio è andate, trovate conferme che le vostre teorie/informazioni sono giuste, tornate a casa e organizzate la vostra partenza.
Quando ormai la vostra partenza sarà certa, le stesse persone che prima vi scoraggiavano vi diranno: “Ah, fai bene, eh? Cosa stai qui a fare?”

A questo punto mi sorge un sospetto.
Che lo scoraggiare iniziale fosse solo una “maschera” per nascondere l’invidia di una vostra possibile riuscita?

7 comments on “Emigrare NON significa andare in guerra.

  1. È proprio vero! Ii di fatti mi sono fatto influenzare per troppo tempo! E sono partito per l'australia a 29 anni! E sono ancora qui! E mi sto mangiando le dita perchè potevo farlo prima! Questa è la mia ultima possibilità se non trovo unos sponsor per quest'anno mi toccherà tornare a casa con molta amarezza!

  2. Un piccolo assaggio di tipica realtà "sociale" italiana, io e mia moglie siamo ESATTAMENTE nella stessa situazione.

    Tutti parlavano male del Regno Unito (cucina, costo della vita, clima) –> ci siamo andati tre volte come turisti e ce ne siamo innamorati

    Ora che abbiamo finalmente deciso una data (partiamo a settembre) molti dei nostri amici rifiutano quasi di parlarne o esibiscono faccine tristi tristi… e non credo sia perché mancheremo loro 😀

    Diffidare sempre dei cattivi consiglieri! 😉

  3. vivo all'estero da 5 anni tra Irlanda e Belgio e confermo l'ignoranza spesso bonacciona, spesso di difesa (perché andar via può esser preso come un disprezzo di quello che gli altri vivono come propria realtà), verso l'estero, che non fa altro che evidenziare il nostro provincialismo e la mancanza di vedute globali, riassunte in 20 anni di politica propagandista del "siamo leader in Europa" o "siamo tra le potenze mondiali" ma anche "siamo i campioni del mondo, una squadra fortissimi" 🙂 ultimamente pero' il trend va cambiando, complice la crisi, si ascoltano più "andate via, fate bene", una sorta di "si salvi chi può", che non risolve nulla, ovviamente, non cambia la veduta precedente, la camuffa con la paura, per il momento. Poi, e' facile generalizzare, si sa, ma dare un'occhiata fuori, anche temporanea, farebbe bene a tutti, su questo non ci sono dubbi.

  4. Per mia esperienza è proprio così: hanno paura che tu riesca in qualcosa che loro non hanno il coraggio di fare.
    Poi magari torno? Sì: a farmi seppellire.
    Un saluto dall'Irlanda.

    Giulio

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