Ho trovato lavoro – per altri 10 anni stop ai colpi di fortuna.

Secondo colloquio di lavoro e l’ho ottenuto!
Ancora non ci credo!
Sono molto felice, anche perché il paesino è davvero lovely.
Ma bando alle ciance, veniamo a noi.
Ho letto un articolo molto interessante su Italiansinfuga in cui qualcuno (un pazzo, a mio modo di vedere) sosteneva che non è assolutamente necessario sapere la lingua prima di partire, e che l’avrebbe imparata sul posto.
AHAHAHAHAHAHAHAHAHAAHAHAHAHAH!
Allora, tenete a mente che se volete fare un lavoro a contatto con il pubblico, la lingua del paese di destinazione è IMPRESCINDIBILE. Anche se avete una laurea a pieni voti, 1000 masters, 100 punti nel TOEFL (test di Inglese), ma andate a lavorare come medico della mutua in Germania o Olanda, non troverete lavoro.
Se, invece, farete un lavoro in cui avrete a che fare solo con i vostri colleghi, allora forse avrete qualche possibilità, se parlate ALMENO UNA delle lingue più in voga (anche se sono piuttosto scettica, credo che l’ideale sia, ad esempio, livello base di Francese e buon Livello di Inglese se andate in Francia). Tuttavia, per quel posto accorreranno anche gli indigeni: voi cosa avete da offrire in più?
Altro tentativo di convalidare la teoria del “vado-e-imparo” dal sopracitato folle, era il fatto che i nostri bisnonni hanno fatto lo stesso, avendo un livello di istruzione basso o nullo.
A questo rispondo che 3 fratelli di mio nonno (che credo non abbiano più della terza media) sono emigrati in Canada negli anni ’60 e hanno fatto fortuna. E ho due obiezioni: primo, la terza media conseguita negli anni ’40 non è la stessa cosa della terza media conseguita dagli anni ’90 in poi (oggigiorno è come essere praticamente analfabeti); secondo: negli anni ’60, visto che, contando i miei parenti, gli altri immigrati e gli indigeni, il Canada non superava i 100 abitanti (questa è ovviamente un’iperbole), al governo canadese faceva comodo avere altra gente che pagava le tasse e incrementava la produzione. Situazione che adesso, non solo non esiste più, ma, anzi, si è praticamente capovolta: non ci vogliono più!
E poi, dulcis in fundo, supponiamo che il folle abbia, per un momento, ragione.
Immaginate di partire con la valigia per un paese di cui non parlate e capite nemmeno una parola (per non parlare della assoluta incapacità di scriverlo).
Che lavoro cercate?
Altamente qualificato? Mmm, più facile che un cammello passi per una cruna di un ago.
Vi accontenterete, dunque, dei lavori più umili?
Eh sì, perchè, tralasciando le giustissime obiezioni che ha già fatto Aldo nel suo articolo (ad esempio, come fai a far capire che vali, sei facilmente raggirabile, ecc), ti dovrai accontentare di un lavoro umile.  Molto umile. Scordati di fare il cameriere o il commesso.
Chissene se sei laureato alla Bocconi con 110 e lode o al Politecnico di Milano o chissà dove (tanto, come diceva un mio professore all’università, in Italia un bicchiere di vino ed una laurea non si negano a nessuno).
Devi imparare la lingua, giusto?
Vorrei vedere quanti sono disposti a fare ciò (laureati e non).
Ne conosco uno e ha tutta la mia stima e ammirazione.
Ma ne conosco altri 100 che piuttosto stanno a casa da mammà. Umiltà e meritocrazia scarseggiano nel vostro* Paese.
Quindi, riassumendo, siate pronti a dover chinare il capo e a dover ricominciare tutto da zero.
Poi, vorrei affrontare una questione che, invece, non ho ancora riscontrato negli altri blog.
Siete pronti a non tornare indietro? (Da qui in poi seguirà una riflessione un po’ più specifica del mio campo)
Come dicevo in un mio post precedente, qui si lavora e si guadagna quello che io ho sempre desiderato.
Se tornassi in Italia (tra 5-10-20-30 anni [dopo non mi interessa, mi godrò la pensione, se sopravvivo]), comunque non guadegnerei così tanto, e soprattutto sarebbe come per un informatico andare a lavorare alla Apple in USA, tornare a casa e dover lavorare con i regoli (l’apoteosi del suicidio, in pratica).
Quindi, una volta scoperto cosa c’è “oltre la siepe”, sarà difficile riuscire a tornare indietro.
Dovrete mettere sul piatto della bilancia tutti i pro e i contro e fare una scelta.
Altri colleghi che lavorano qui me l’hanno chiaramente detto: “E’ dura tornare indietro dopo essere stati qui!”.
La mia scelta è stata quella di tornare in Italia forse e se raggiungerò l’età pensionabile.
Dovrete fare una scelta simile a Neo, il protagonista di Matrix:
Pillola azzurra (rimanete dove siete): fine della storia. Domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. 
Pillola rossa (emigrate): resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del Bianconiglio (ma poi non ne uscirai più, ndr). Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più.
*la parola “vostro” è fortemente voluta, in quanto per me, l’Italia non mi rispecchia affatto.

12 comments on “Ho trovato lavoro – per altri 10 anni stop ai colpi di fortuna.

  1. Sono la prima a farti le congratulazioni?!?!?!? che onore!!!!
    GRANDISSIMAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!
    ma a noi colleghi rimasti a rosicare nel belpaese (…) non racconti niente di più???
    dove sta? che posto è? che tipo di lavoro farai?

    FACCI SOGNARE!!!!

  2. allora il posto è un paesino sull'oceano a 3 ore di treno (andando verso nord-est) da Londra.
    Quello che farò?
    Be' questo è divertente.
    Esattamente quello che facevo in Italia, per quanto sia l'ospedale principale del paese, non è che farò radioterapie, MRI, CT o simili. Per quello si delega (grazie-signore-grazie!, ndr). A me il lavoro del medico veterinario piace da morire. Qui sarò praticamente il medico di base, ma pagata il giusto. Credo sia l'unica differenza. Ah, un'altra differenza è la stima della gente. Ieri ho comprato due cose da un ambulante pakistano. Come da usanza mi ha chiesto da dove venivo e cosa facevo. Quando ho detto la veterinaria si è illuminato e mi ha detto: "Ah, sei un dottore!" e io: "Sì, ma degli animali!" "Vabbe' sempre medico sei! Pensa che anche il cugino di mia moglie fa il medico in Pakistan e bla, bla, bla…" gli avrei lasciato £50 solo per questa bellissima frase!
    E invece da voi che si dice? (sì, lo so, sono un po' sadica!) 😉

  3. Scusa ma torno solo ora, sono giornate moooooolto movimentate per me, per non dire di completa rivoluzione della mia vita personale, lavorativa eccetera! ma lo vengo a raccontare a te poi, che sei appena emigrata!!!
    quello che scrivi è fantastico, commovente, sono contentissima per te :)))
    ma quando cominci? quando ci racconti come sono i pazienti inglesi (ahah! battutaccia :S ) e i loro proprietari rigorosamente attentissimi e provvisti di assicurazione?
    dai che vogliamo morire d'invidia!!!

  4. Bello, anche se continuo a chiedermi come sarebbe questo Paese se invece di inseguire tutti quanti un lavoro migliore altrove iniziassimo (sempre tutti quanti) a chiedere prima di tutto condizioni e retribuzioni eque. Ma poi mi dicono che faccio politica così 🙂 In bocca al lupo.
    Luca

  5. Caro Luca hai perfettamente ragione.
    Ma questo processo richiede anni, io quindi cosa faccio mentre aspetto?
    Purtroppo non posso permettermi di di dire ai miei: "ragazzi, mantenetemi che io devo fare la rivoluzione!"
    Oltretutto a parte la questione "stipendio" io ero anche stufa del concetto e del livello della medicina veterinaria in Italia.
    Per concludere, perché non posso ambire ad un posto migliore?
    Ho avuto l'occasione (sbattendomi, eh!) e l'ho presa al balzo!

  6. Complimenti innanzitutto…ti seguo da quando hai scritto il primo post ma é la prima volta che scrivo. Vorrei chiederti com'é il costo della vita? In quale paese hai preso servizio? Che cooscenza dell'inglese hai?
    Chiedo perché anche io sono tentato dal provare una nuova esperienza sperando di trovare un pó di stabilità.

  7. Io vivo a Lowestoft (UK). Dire se la vita è cara è un po' complicato da spiegare. E' vero che qui le cose costano un po' di più, ma lo stipendio è più alto (praticamente doppio) rispetto all'Italia, quindi a conti fatti la vita non è così tanto cara come dicono.
    La mia conoscenza dell'Inglese era tra l'intermedi/avanzato.
    Riesco diciamo che scrivere e leggere era avanzato mentre capire e parlare intermedio.
    Spero di averti risposto, buon we!

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