Quando i sogni non coincidono con la realtà

Spesso ricevo email il cui contenuto (un po’ romanzando, lo ammetto) è il seguente:
“Ciao, ho 40 anni, ho provato il test di ingresso a veterinaria per 15 anni, finalmente l’ho passato, ma sono indietro con gli esami. Ma fare il veterinario è sempre stata la mia passione, secondo te faccio bene? Dici che una volta laureato è facile lavorare all’estero?”

Ecco, la mia domanda è “Perchè tutto questo accanimento?”

Io vorrei essere un’artista o una ballerina.
Davvero, lo vorrei con tutto il mio cuore.
Ma disegno peggio di una gallina con l’artrosi e danzo come un armadio a muro. Oh, sì certo, potrei iniziare a studiare per una delle due cose ora, in fondo ho solo 28 anni, a 35 forse potrei iniziare a lavorare sottopagata perchè alle prime esperienze e poi finalmente a 40 anni, coronare il mio sogno di essere un’artista e iniziare a guadagnare quel minimo che mi permetta di pagare la benzina.

Ecco, trovate che questo discorso sia sensato?
No.
Infatti, non lo è nemmeno per fare il medico veterinario. Mia mamma ha sempre voluto fare la veterinaria, ma era negata nelle materie scientifiche e si è presa una laurea in lingue straniere. Questo ha un senso. Rendersi conto di quello che si può fare e di quello che non si può perchè non è destino (certo, non è giusto, così come non è giusta la guerra e la fame nel mondo) o perchè non “si è portati” (se avessi studiato legge, forse, avrei finito a 45 anni!).
In base al fatto del “non è destino”, davvero, a volte mi sembra di avere a che fare con bambini viziati: “Ma io voglio fare il veterinario!” Sì, e io non volevo avere la Sindrome di Poland (che, ricordiamolo, colpisce 1 -sì, leggete UNO- ogni 30.000 abitanti -sì, leggete TRENTAMILA!).

Personalmente (sapendo come è il mondo della veterinaria ora), non mi riesco a spiegare questa “voglia” di rimanere economicamente dipendenti da qualcuno per tutta la vita (in un 70% dei casi). E mi dispiace, ma per fare la spesa o dal benzinaio servono soldi veri, non passione o una laurea. So che questo post sarà impopolare, ma “my blog, my rules”.

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